lunedì 8 luglio 2013

Partenze


                                                           “Partire è¨ un po’ morire
rispetto a ciò che si ama
poichè lasciamo un po’ di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante.
E’ un dolore sottile e definitivo
come l’ultimo verso di un poema…
Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama.
Si parte come per gioco
prima del viaggio estremo
e in ogni addio seminiamo
un po’ della nostra anima”.
                                                                                 (Edmond Haracourt



L’altro ieri i miei vicini sono partiti alla volta dell’Olanda…ma sarebbe più corretto dire che si sono trasferiti. Partiti, dunque, per non tornare. Almeno, non subito.
Ciò mi ha messo una grande tristezza addosso…perché lui lo conosco da quando eravamo bambini e  ricordo quando giocavamo assieme a pallavolo utilizzando come rete la recinzione tra i nostri giardini.
Quando si è sposato, il padre gli ha lasciato la casa ed è venuta a vivere con lui la sua simpatica moglie e poi sono arrivati due bei bimbi che ho visto nascere e crescere…
Mi è dispiaciuto vederli partire anche perché so che per loro è stata una decisione tutt’altro che facile, in quanto coinvolge e ricade anche sui bambini…

So che vuol dire partire…io stessa ho vissuto un anno al nord…che poi, si è rivelato essere un anno bellissimo…ma ricordo la sensazione che provai quando in macchina, con la mia amica, imboccammo il raccordo per poi prendere l’autostrada…ricordo che sentii il cuore pesante ed una sensazione di tristezza e di malinconia…che mi è rimasta dentro per tutto il viaggio ed anche per qualche giorno a seguire…

Nel corso degli anni ho visto partire tanta gente che conoscevo.
Prima, però,  le persone  partivano  per trovare un lavoro migliore, una scelta dettata da uno stipendio più alto o dall’ambizione di diventare qualcuno…ora, invece, sembra essere quasi una scelta obbligata, per poter avere semplicemente un lavoro!!!
E mi viene in mente la frase di Renzo Piano: “I giovani devono partire per curiosità, non per disperazione”.
Mai così tristemente vera!!!

Ed inevitabilmente, sento questa città sempre un po’ meno mia.
Perché, in fondo, le città si somigliano un po’ tutte, un ponte, una strada, un edifico sono uguali qui come in qualsiasi altra città del mondo…ciò che le rende speciali, sono le persone che vi abitano, quelle  a cui vogliamo bene, sono loro a renderle ai nostri occhi uniche …perché loro vivono qui…e non altrove.


2 commenti:

  1. Mi tocca molto questo post, io che a breve partirò per Londra (Erasmus). Già sento un groppo in gola a lasciare qui alcune persone

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  2. E' vero, partire non è mai facile,
    soprattutto per le persone di cui sentiremo la mancanza....
    Però immagino che fare l'Erasmus, e soprattutto a Londra, sia davvero un'esperienza molto bella, e che un pò rimpiango di non aver fatto.
    Un grande in bocca al lupo!!

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